MILANO
Negli ultimi anni abbiamo chiesto all’Intelligenza Artificiale di scrivere testi, analizzare documenti, selezionare candidati, rispondere ai clienti e supportare decisioni aziendali. Adesso arriva la domanda meno affascinante, ma decisamente più importante:
Cosa succede quando l’AI sbaglia?
Il 25 giugno, negli Stati Uniti, è stato presentato l’AI Incident Reporting Act. La proposta prevede che gli sviluppatori dei modelli di Intelligenza Artificiale più avanzati debbano segnalare alle autorità:
- capacità potenzialmente pericolose;
- violazioni di sicurezza;
- tentativi di aggirare la supervisione umana;
- resistenza allo spegnimento del sistema;
- incidenti che potrebbero compromettere infrastrutture, persone o sicurezza pubblica.
La segnalazione dovrebbe avvenire entro sette giorni dalla scoperta dell’incidente. Per i casi più gravi, l’autorità competente dovrebbe informare il Congresso entro 48 ore.
Precisiamo una cosa: si tratta ancora di una proposta di legge americana e riguarda principalmente gli sviluppatori dei modelli più avanzati. Ma il segnale per tutte le aziende è evidente.
L’AI non può più essere gestita come un giocattolo !
Molte imprese stanno introducendo strumenti di Intelligenza Artificiale senza sapere con precisione:
- quali applicazioni vengono utilizzate;
- quali dati vengono caricati;
- quali decisioni vengono influenzate;
- chi controlla gli output;
- chi interviene quando il sistema produce un errore;
- chi è responsabile dell’eventuale danno.
In pratica, hanno introdotto l’AI, ma non hanno introdotto la sua governance.
È come assumere un nuovo collaboratore, permettergli di accedere ai documenti aziendali, parlare con i clienti e prendere decisioni, senza assegnargli un responsabile e senza verificare ciò che fa. Solo che questo collaboratore lavora ventiquattro ore al giorno e può commettere errori alla velocità di una macchina. Fantastico, finché non lo è più.
Un incidente AI non è soltanto un attacco informatico
Un incidente legato all’Intelligenza Artificiale può essere anche:
- una risposta errata inviata a un cliente;
- un contratto analizzato male;
- un dato riservato inserito in uno strumento non autorizzato;
- una discriminazione nella selezione del personale;
- una decisione presa sulla base di informazioni inventate;
- un agente AI che compie un’azione non prevista;
- un contenuto generato dall’AI pubblicato senza controllo;
- un dipendente che utilizza applicazioni non approvate dall’azienda.
Il problema non è soltanto evitare l’errore. Il problema è essere in grado di accorgersene, registrarlo, valutarlo e intervenire.
Le aziende devono costruire un sistema, non collezionare prompt
Governare seriamente l’Intelligenza Artificiale significa almeno:
- censire gli strumenti e i casi d’uso AI presenti in azienda;
- definire attività consentite e attività vietate;
- stabilire ruoli, responsabilità e livelli di autorizzazione;
- valutare i rischi prima dell’introduzione di un nuovo sistema;
- mantenere una supervisione umana adeguata;
- registrare anomalie, errori e incidenti;
- controllare periodicamente risultati e fornitori;
- formare management e personale.
Questa non è burocrazia. È organizzazione aziendale. Ed è esattamente la differenza tra un’impresa che “usa ChatGPT” e un’impresa che ha costruito una vera capacità di gestione dell’Intelligenza Artificiale.

Dall’AI spontanea all’AI governata
Il prossimo vantaggio competitivo non sarà avere accesso al modello più recente. Lo avranno tutti, probabilmente pagando lo stesso abbonamento mensile. Il vero vantaggio sarà sapere:
- dove utilizzare l’AI;
- quali processi affidarle;
- quali risultati misurare;
- quali rischi controllare;
- quali competenze inserire nell’organizzazione;
- come dimostrare che il sistema è governato
Per questo abbiamo realizzato il corso:
AI Compliance: guida pratica alla gestione dell’Intelligenza Artificiale
Non è un corso di programmazione e non è l’ennesimo corso nel quale si copiano venti prompt da una slide.
Durante i due pomeriggi di lavoro costruiremo concretamente:
-
una prima AI Policy aziendale;
-
il Registro degli utilizzi dell’AI;
-
una procedura per trasformare un’attività in un processo AI controllato;
-
una scheda per la valutazione dei rischi;
-
una checklist di preparazione alla ISO/IEC 42001;
-
una roadmap verso le figure professionali AI previste dalla UNI 11621-8:2026;
-
un Assistente AI configurato per supportare il Chief AI Officer.
Il corso si terrà in diretta online:
6 e 13 luglio 2026
dalle 14:00 alle 18:00
L’obiettivo non è imparare qualche comando in più.
L’obiettivo è uscire dal corso sapendo come iniziare a costruire una funzione AI aziendale seria, controllata e certificabile.
Perché l’Intelligenza Artificiale può generare valore. Ma senza governance può generare errori, responsabilità e costi molto più velocemente.
Informazioni e iscrizioni:
Quindi…
Il punto non è decidere se utilizzare o meno l’Intelligenza Artificiale. Le aziende la stanno già utilizzando, spesso più di quanto il management stesso immagini. Il vero problema è capire come viene utilizzata, con quali dati, con quali rischi e sotto la responsabilità di chi.
Passare dall’AI spontanea all’AI governata significa trasformare strumenti isolati in processi aziendali controllati, misurabili e capaci di produrre valore. Chi continuerà a gestire l’AI senza regole correrà dietro agli errori.
Chi inizierà oggi a costruire governance, competenze e responsabilità sarà invece pronto a sfruttarne davvero il potenziale.
Perché l’AI non deve soltanto funzionare.
Deve funzionare bene, sotto controllo e nella direzione scelta dall’impresa.
Vi aspetto: